gennaio 12, 2018

"Sono felice quando genero cose nuove"

Come rendere felice il 2018? Non si tratta di una domanda retorica o che resterà senza risposta, ma di un interrogativo cui ognuno dei partecipanti alla giornata del 7 gennaio ha provato a dare la propria risposta aiutato dalla teoria e dalla supervisione di Mariamo.                                                   
Battesimo di Cristo
Piero della Francesca
Come spesso succede, Mariamo dà valore all’epistemologia religiosa e ci fa notare che in questa prima domenica dell’anno la Chiesa ricorda il Battesimo di Gesù, prima festività dopo l’Epifania. Battesimo, dal greco “baptizo” significa “immergersi dentro l’acqua”, un segno di ritorno all’utero, come se, prima di entrare nell’arena esistenziale, bisogna ricordare di essere stati nell’utero. Questa premessa è stata importante per comprendere che oggi è il giorno del Battesimo di ognuno di noi, in cui stare con tutti i codici.
                                           
Re Mida trasforma la figlia in oro -
Walter Crane (1845–1915), Biblioteca del Congresso (Washington DC , USA) 

Mariamo, servendosi sempre della etimologia dei termini, ci spiega perché, nella mail di invito a partecipare alla giornata, non ha scritto “buon 2018”. Buono, infatti, viene generalmente visto in opposizione a “cattivo” ma “bonus”, dal sanscrito “dvonus”, significa “rendere felici” e felicità, a sua volta, contiene la radice sanscrita “fe” che vuol dire “generare”: sono quindi felice quando genero cose che tornano alla mia Vita, anche accogliendo il negativo. Non possiamo perciò vivere come il Re Mida che aveva il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava fino al paradosso di non poter più mangiare, oggi è proprio quanto sta accadendo all’economia finanziaria. Poiché la vera felicità è generare, Mariamo ci aiuta allora dandoci uno schema in cui ognuno potrà scegliere l’impegno per generare dal letame un fiore, ci presenta così il “QuadriGiano”, il Quadrangolare che si ispira a Giano, una delle poche divinità romane che ha dato il nome anche al primo mese del calendario romano, gennaio, e che dà l’idea del movimento tra qualcosa che si è chiuso e qualcosa che si apre. Una delle rappresentazioni di Giano è il TriGiano dell’Aula Gotica che ci dà il senso di come passare dal vecchio al nuovo: le prospettive, infatti, presuppongono partire senza dimenticare il passato, ma elaborandolo
                                                  

Nel QuadriGiano proposto da Mariamo l’angolo alfa è rappresentato dall’anno concluso, è l’identità di partenza con molte parti cammello, è il Giano che guarda indietro, non lo dobbiamo dimenticare, ma è caratterizzato da automatismi, principalmente da “io devo”, non si può vivere però solo di obblighi – doveri.  È per questo che Mariamo ci spinge a definire il nostro angolo beta per il 2018, ad ascoltare le cose che non sono andate bene ma anche i nostri desideri per far nascere una prospettiva, è l’angolo dell’ascolto, della riflessione, della rielaborazione, è il leone che dice “mo’ basta!”. Il rischio di questo angolo è la precipitosità, voler fare subito il percorso beta – gamma ed allora Mariamo ci ricorda la saggezza latina “festìna lente”, “vado piano perché ho fretta”. Ognuno dovrà quindi condividere l’angolo beta che vuole realizzare ma aggiungendo il percorso beta – gamma, che non è una linea retta, ognuno potrà creare il percorso dandosi almeno un anno per generare ed allora sì che sarà un buon 2018. Se tutto questo processo arriva a gamma, infatti, potrà trasformarlo in pi greco e vivere la bellezza del Fanciullo.
                                                    

                   



                                                      
 

Ognuno, quindi, per poter realizzare il proprio QuadriGiano, deve individuare il piano della Piramide su cui impegnarsi a lavorare ed il codice del Graal che vuole far crescere scegliendo anche gli accompagnatori che amorevolmente seguiranno il percorso del proprio accompagnato. E, parafrasando una nota canzone dell’antenato Lucio Dalla, ognuno viene incoraggiato da tutto il gruppo guidato dal grande maestro Mario Ciarmoli a cantare “L’anno che è arrivato, tra un anno passerà, … si sta preparando a viverlo in felicità!  
                                                 

E' tarda sera, Mariamo ci ha ascoltato tutti, senza risparmiarsi, ci ha spinto ed incoraggiato, con i suoi intrecci ha rafforzato la rrrete cui tutti oggi sentiamo un po’ di più di appartenere e, a fine serata, siamo tutti un po’ più felici.
                                              
                                                     

Grazie Mariamo e Felice 2018 a tutti!

Gabriella N.

gennaio 10, 2018

6 Gennaio - Bilancio convivenza intensiva di Giulia e Giorgia

Cosa ci ha portato la Befana? 
La Befana ci ha portato un ricco pomeriggio... Chi è la Befana?
Il termine Befana deriva da Epifania che nell’alto medio evo diventa Bifania e poi Befana. La Befana è rappresentata da una vecchina che dispensa doni o carbone.
E così, nella sala del Sole Globale del Villaggio Quadrimensionale, sono arrivate tante persone, chi da più vicino, chi da più lontano...
Il primo dono è stato quello di approfondire il senso della giornata e, narrando la storia e andando alla radice delle parole, abbiamo spiegato il termine Epifania. Anche questa parola viene dal greco ed è composta da “epi” e “fania”. “Epi” significa sopra e “fania” apparire, cioè, cosa che appare da sopra.

                                                 
    


Qualcosa d’importante che si manifesta a noi. Vedremo quanti doni e quante cose importanti durante la serata si sono manifestate...
Per i cattolici oggi è l’arrivo dei Magi, ricercatori di verità che attraverso segnali astronomici, la stella cometa, arrivano da più parti per adorare il bambino appena nato, una nuova nascita!
Oggi quindi, volendo arrivare al cerchio nostro, potremmo dire alla fase dei pensieri per chi conosce i Gruppi Alla Salute, può essere la festa e la manifestazione di Giulia & Giorgia e di tutti coloro che, come i Magi, ricercano con onestà qualcosa che non è già definito ma che colgono dei segnali e che si spingono ad andare avanti.

                                                   


Altro dono:                                                
G. & G. oggi celebrano la fine di una gravidanza espressa in un mese di convivenza intensiva nella famiglia-Utero di Mariano e Giovanna e anche una nascita di cose importanti, positive e negative. Oggi, giorno dell’Epifania, vogliono mostrare a tutti ciò che è stata l’esperienza.

Altro dono: la Teoria di Mariano
Utilizzando il CEU, strumento della Teoria Globale per vedere le cose come un insieme, ci conduce, dalle più solidali G. & G., a riconoscere come ognuno di noi passa da una fase progettuale, che si esprime dal massimo dello spettacolo, alla fase dell’obbligo dovere, a una fase negativa, diabolica... Un momento in cui non si sta più bene perché le soluzioni trovate nella fase progettuale non ci sono più e comincia la confusione, il dolore. Questo è il momento in cui o si fa un salto precipiziale o, per chi non vuole cambiare, si rimane cammello per tutta la vita. Il salto precipiziale indica la fase della gravidanza in cui la morula passa dalla tuba alla cavità uterina per annidarsi e continuare il viaggio della vita... È una fase obbligatoria altrimenti la gravidanza si ferma.
                                           
          


G. & G. raccontano che erano arrivate entrambe a uno svuotamento, a mostrare anche sintomi importanti e che, piuttosto che fare i cammelli, hanno accettato di fare il salto precipiziale e mettersi in esodo con un accompagnamento devoto alla loro crescita.

L’accompagnamento nel Progetto Nuova Specie è inteso come ad cum panis, cioè andiamo insieme verso l’anello diabolico e facciamo il pane insieme. Insieme a chi? A chi ha già imparato a fare il pane per sé ed è pronto a fare il salto precipiziale. Il salto a molti fa paura, figuriamoci se poi bisogna saltare lanciandosi con il capo davanti (pre capitis), dà proprio l’idea di dover morire.
G. & G. hanno scelto l’accompagnamento proposto da Mariano e Giovanna e così, per un mese, si sono trasferite a casa loro. L’esperienza è diventata una sperimentazione per un nuovo progetto che farà parte delle CONV.INTE. (convivenze intensive).

                                                      


Il progetto si chiamerà F.A.A.M.A.
Famiglie
Accoglienti per
Accompagnamenti
Metastorici
Adulti
Famiglie: è necessaria una “rrrete” di famiglie e non una sola come in questa prima sperimentazione;
Accoglienti: come un utero che accoglie un embrione e permette la crescita;
Accompagnamenti: ad cum panis;
Metastorici: partire da storie ferme e fare il salto precipiziale. Attraversare tutto l’anello diabolico, permettere di far morire le cose morte e fare un salto quantico. Il salto quantico è: passare da una storia precedente a un nuovo spettacolo.
Per processi metastorici è necessario l’ascolto, la flessibilità, la rielaborazione, il Maschile e il Femminile, così ci sono stati tre importanti punti fermi:
Al mattino la lettura del pillolendario, occasione per ricontattare se stessi e cominciare la giornata in base a come ognuno dei partecipanti si trovava;
A pranzo un bilancio;
La sera altro bilancio.

                                                        


G. & G., Giovanna e Mariano hanno testimoniato che durante la convivenza intensiva ognuno ha attraversato varie difficoltà ma ognuno è cresciuto per se stesso e nelle relazioni reciproche.
Altro dono: è arrivata una mail di Filippo e proprio grazie al suo contributo tante altre cose si sono manifestate.
Ultimo dono per questa serata: le strategie che Mariano mostra sul campo per intrecciare il positivo con il negativo e procedere anche quando le cose sembrano solo carbone nero.
Grazie Befana Globale!

Pina P.

gennaio 07, 2018

Il racconto a due voci del primo Progetto H.O.M.E. di coppia: un weekend da favola per transitare verso un nuovo Spettacolo.

Dal diario di Stefania:


Dopo un lungo percorso, durato cinque anni, finalmente tutta la mia famiglia si è ritrovata insieme e distinta al weekend sulla coppia: io in cucina, Cataldo alla Scholé Globale, Alessandro e Francesca al corso.
Inaspettatamente, durante i bilanci, Mariano ci ha chiamati, dandoci un grande valore per la strada che abbiamo percorso, e proponendo a Cataldo di tagliarsi i baffi e ad entrambi di sperimentare il primo Progetto HOME di coppia.

Credevo che avrei aspettato di più, ma subito i coordinatori ci hanno contattato per stabilire la data: il weekend dal 20 al 22 ottobre 2017.

La vita mi ha voluto regalare del tempo libero, che in tanti anni che lavoro non era mai capitato, e così ho avuto tempo di preparare la casa, una casa che sentivo fredda e vuota, in cui avevamo vissuto momenti di dolore e solitudine.
Ho accolto con tanta emozione gli enzimi, che mi hanno voluto regalare questi giorni da favola.
Ho visto la mia casa piena di luce e di colori, un arcobaleno dopo la pioggia e, come i Re Magi, ci hanno portato dei doni.
Graziana ci ha donato delle coroni di fiori bianchi, con i nastri dei colori del Crossingover (rosso e blu), augurandoci di scambiarci delle parti.


Mia figlia Francesca mi aveva confezionato il nostro album di matrimonio, che per tanti anni avevo sentito pesanti, augurandomi di alleggerirlo e alleggerirmi.



Quando i miei figli e Angela T. sono andati via, ci siamo messi in cerchio per ascoltarci. Gli enzimi hanno espresso il loro piacere nell’aver accettato la proposta di partecipare al Progetto e di accompagnarci in questa avventura.

Io e Cataldo, sposati da 37 anni, incastrati e frantumati dalle nostre famiglie d’origine, ognuno coi propri pesi, amati dai nostri figli, che non si sono mai accontentati di vederci apparentemente felici, ma che, con dolore, ci hanno spinti a vedere che dietro a quelle maschere di genitori, c’era tanto altro... il mio non sentirmi amata da un uomo che ha lasciato decidere tutto a me, dalla richiesta di matrimonio in poi…

Tra me e Cataldo c’è sempre stato mio padre, un uomo che ho sempre amato e che mi ha lasciata quando avevo 15 anni, e che Cataldo, dopo tre mesi dalla sua morte, ha sostituito… Cataldo e i suoi baffi… come mio padre…

Quando Cataldo, dopo la proposta di Mariano, ha inaspettatamente tagliato i baffi, ho sentito che questo uomo, tolto mio padre, mi piaceva, e giorno dopo giorno, lo vedevo diverso dall’uomo che avevo sposato, anche se restava viva dentro di me la delusione che fossi stata io a sceglierlo, ma lui non aveva scelto me.
Gli enzimi hanno subito colto tutto questo e, con tanta leggerezza, hanno organizzato la giornata di sabato.

Dopo aver ringraziato i nostri antenati per la bella giornata di sole, è iniziata la mia giornata da favola.


Siamo usciti in un clima di festa, senza sapere dove saremmo andati. Prima di entrare in macchina, mi hanno bendata, ed io mi sono lasciata trasportare… non sapevo dove andavo, ma per la prima volta non controllavo la strada, ed era una sensazione bellissima. Sentivo che mi dovevo fidare delle damigelle.
La strada mi sembrava lunga, sentivo tanti rumori che non riconoscevo.


Quando ci siamo fermati, Cataldo mi ha presa per mano. Credevo di essere al mare, ma poi ho sentito il rumore dei carrelli, e ho capito di essere all’Ipercoop.


Lì, mi hanno tolto la benda… ho visto un grande abito da sposa su un manichino e, guardando giù, Cataldo, inginocchiato davanti a me, con un mazzo di fiori di campo, che mi diceva che mi amava…
Quell’uomo, che dopo 37 anni di matrimonio, avevo sempre pensato che stesse con me perché gli facevo comodo, davanti a tanta gente che ci guardava, con voce profonda e con le lacrime agli occhi, mi diceva di amarmi…



Mi sembrava un sogno, non me lo sarei mai aspettata…
Come Cenerentola, mi hanno portata in un negozio che conosco da tanto tempo, ma non mi ero mai accorta che si chiamasse “1980”, anno del nostro matrimonio!
Mi hanno fatto indossare tanti vestiti eleganti, che Cataldo ha scelto per me e me li ha poi regalati.


Poi, le scarpe e le calze, che mi sono state regalate dai miei damigelli...


Sono uscita dall’Iper vestita elegante, finalmente da donna!
Di nuovo bendata, sono entrata in macchina… destinazione sconosciuta…
Quando mi hanno sbendata, ero nella piazza del mio paese: ero così felice! Non mi sono posta il problema della gente che ci guardava… mio figlio ha fatto tutto il lavoro precedente, per cui mi sono sentita libera dal giudizio delle persone, libera di svolazzare in un paese che ho sempre sentito ostile.
Abbiamo percorso quella piazza che mi aveva tolto il sole 42 anni fa, accompagnando mio padre al cimitero. Quel sole che odiavo tanto, e che in questi giorni mi ha regalato tanto calore, che ha fatto risplendere la mia casa.


Dopo una pausa al bar, di nuovo bendata, siamo ripartiti. Dopo un bel po’ di strada, Cataldo mi ha tolto le calze e le scarpe e mi ha fatto scendere dalla macchina. Mi ha preso in braccio e fatto scendere sulla sabbia, dopodiché mi ha tolto la benda.


Vedere il mare e le lunghe spiagge deserte è stato bellissimo, sembrava che la magia di quel giorno non volesse terminare…
I nostri damigelli non si arrendevano: dopo una pausa pranzo, ci siamo sdraiati sul telo di Alessandro che ci ha accompagnati per il resto della giornata.
Abbiamo scritto i nostri nomi sulla sabbia e li abbiamo gridati all’immensità del mare.



Ritornati a casa, finalmente senza benda e come due sposini, con l’autista, la magia non era ancora finita. Volevo cucinare, ma mi hanno chiesto di aspettare in camera da letto.
Quando mi hanno chiamata, con stupore ho visto il mio bagno al buio, con la vasca piena d’acqua con la schiuma e i petali di rose, e le candele a bordo vasca.


Mi sono immersa nell’acqua calda e profumata tra le coccole del mio principe. Poi, Cataldo mi ha accompagnata nella stanza da letto, piena di candele e petali di rose, e mi ha massaggiata con tanto amore. La lunga giornata da principessa, amata dal suo uomo e dai suoi accompagnatori, si è conclusa, facendomi sentire soddisfatta e felice di aver sposato un uomo che mi ha amata tanto, dimenticando il giudizio della gente per farmi felice.


La sua prova di coraggio ha cancellato il negativo che mi ha accompagnata per tanti anni, non facendomi apprezzare quest’uomo che mi è sempre stato vicino, nella buona e nella cattiva sorte.

Con tante emozioni, è trascorso questo 21 ottobre 2017, data che d’ora in poi voglio festeggiare come giorno del nostro Matrinuovo, giorno in cui ha prevalso l’amore.

Mi sono addormentata felice.

La mattina dopo, mi sono alzata presto. Mi sentivo giù, come se avessi attraversato tutta la mia vita, ritornando al giorno del mio matrimonio, un giorno che ricordavo con tristezza, ma piano piano sono risalita, sentendomi felice per ciò che avevo vissuto il giorno prima.

Ho iniziato a preparare il pranzo nuziale. Ero molto emozionata per l’arrivo dei miei figli Alessandro e Francesca, e della mia figlia acquisita Angela T.

Dopo la colazione, ho accolto tutti i presenti con un vestito elegante e con tanta gioia.

Si vedeva che gli ospiti erano emozionati e spaventati perché non sapevano come fosse andato il Progetto, ma si sono illuminati nel vederci felici.


Dopo una bella accoglienza, le mie damigelle mi hanno chiesto di cambiarmi d’abito, per indossare i vestiti che mi aveva regalato Cataldo. Con un balletto sexy e con lo stupore dei presenti, ho ballato orgogliosa di essere donna, con un bel corpo da mostrare.
Oggi mi sento felice di far parte di una grande famiglia.

Ringrazio nostro padre Mariano, che ha creduto in noi e ci ha premiati, come famiglia, donandoci la possibilità di questo Progetto.
Ringrazio mio figlio Alessandro che ci ha regalato la gioia di vivere.
Ringrazio mia figlia Francesca per tutto l’amore con cui mi ha sempre accompagnata.
Ringrazio mio marito Cataldo che non ha mollato.
Ringrazio me stessa per la mia sincerità, per non essermi accontentata della superficie, per aver voluto vedere cosa c’era sotto quei baffi.
Ringrazio e benedico questi progetti e le persone che si sporcano con la vita degli altri, con tanto amore e devozione.
Francesca L., Giusi, Rocchina, Angela L., Serena e Fabio, vi ringrazio per avermi regalato un giorno da favola!
Stefania 

dal diario di Cataldo:
Cari enzimi,
Vi voglio raccontare come ho vissuto i giorni del Progetto HOME dedicati a me e Stefania.

Vi aspettavo con ansia e, nel vedervi arrivare, il cuore mi batteva forte di gioia. È stata una visione gioiosa… eravate un gruppo di sei persone, tra cui: Giusi, Fabio, Francesca L., Serena, Angela L. e Rocchina, una sestina di persone stupende.
Appena arrivati nella nostra casa, abbiamo ascoltato il nostro Stato Quiete anche rispetto al fatto di avere tanti “nomadi” in casa. Io e Stefania eravamo un po’ imbarazzati per la sistemazione dei letti, ma Francesca, che credevo essere più taciturna, ha preso subito le redini, dicendo quale sarebbe stato il programma.
In quattro e quattr’otto si sono formati due lettoni già pronti per essere occupati… una bellissima visione per me!

A me e Stefania, hanno lasciato la nostra camera da letto, mentre noi avevamo pensato di lasciarla a qualcuno degli ospiti…
La notte del venerdì, quando mi sono svegliato, passando dal soggiorno, è stato bellissimo vedere quei lettoni improvvisati, tanto che la mattina dopo ho voluto condividere coi presenti la bella sensazione che ho provato nel vedere quel “campo rom”!

Il sabato mattina, dopo aver fatto colazione, ci siamo ritrovati fuori in veranda: abbracciati in cerchio, abbiamo letto la pillola del giorno, su cui abbiamo fatto teoria, e poi ognuno di noi ha espresso un pensiero. Francesca e Giusi avevano già programmato tutto per la giornata: mi hanno chiesto di bendare Stefania e di accompagnarla alla macchina. Saremmo andati in un negozio di abbigliamento dell’Ipercoop.

Durante il tragitto, io e Stefania siamo stati separati: io con Francesca e Stefania con Giusi. Lungo la strada, ci siamo fermati a raccogliere dei fiori. Io, Fabio e Rocchina abbiamo creato un bel mazzetto di fiori, il tutto con Stefania bendata che non sapeva niente di ciò che stavamo facendo…


Una volta arrivati all’Ipercoop, ho preso per mano Stefania, ancora bendata, e l’ho accompagnato all’ingresso. Lei aveva capito dove fossimo, sentiva il rumore dei carrelli…
Siamo arrivati davanti al negozio di abbigliamento e le ho tolto la benda dagli occhi. È rimasta stupita... le abbiamo chiesto di scegliersi un abito ed ha iniziato a provarsi un sacco di vestiti, gonne, pantaloni… ed è iniziata la sfilata!
Era bello vedere Stefania provare, togliere, riprovare tanti vestiti.
Ad un certo punto, l’ho vista con una camicia bianca ed un paio di pantaloni neri… era bellissima… e le ho detto subito che mi piacevano quei vestiti e che li doveva prendere senza discutere! Poi ha provato una gonna, ed era bella anche questa, e ho deciso di prendere anche questa, anzi le abbiamo chiesto di restare vestita così.


Poi, gli enzimi hanno detto che ci sarebbero volute anche delle scarpe. Anche stavolta, Stefania ha iniziato a provare tante scarpe, fino a quando non ha scelto quelle che le piacevano, che le sono state regalate dagli enzimi.

Mentre andavamo via, mi hanno fatto notare che il negozio di abbigliamento in cui eravamo andati si chiamava “1980”, che è l’anno del nostro matrimonio…

Nel girarmi, ho visto che c’era un’esposizione di abiti da sposa. Francesca mi ha dato il mazzo di fiori che avevamo preparato e, davanti a Stefania, in ginocchio, le ho detto: “ti dono questi fiori, pieni di colori”.


Usciti dall’Iper, abbiamo bendato Stefania e ci siamo diretti a Montemesola. In piazza, siamo andati al bar a prendere un caffè. La gente per strada ci guardava sbalordita, come se fossimo resuscitati! Avevamo parcheggiato le macchine nella via in cui avevamo abitato i primi anni in cui ci siamo sposati, e ci siamo fermati un attimo lì davanti.
Poi, con Stefania di nuovo bendata, ci siamo rimessi in macchina, destinazione mare!
Per strada, ho visto Giusi con le mani fuori dal finestrino, allora io ho sfilato le calze a Stefania e le ho sventolate fuori.

Arrivati al mare, Giusi mi ha detto di prendere Stefania in braccio e così siamo scesi sulla spiaggia, abbiamo steso il telo di Alessandro e ci siamo seduti tutti insieme.

Il mare era una meraviglia… 

Dopo il pranzo, mentre passeggiavamo, ho sentito Giusi che mi chiamava: “Cataldo, vieni a fare il bagno!”… c’erano Giusi, Fabio e Serena in acqua! Francesca invece stava raccogliendo delle conchiglie, e mi sono messo anche io con lei a raccoglierle, con Angela e Rocchina.
Per poter asciugare quei tre pazzi che si erano fatti il bagno, abbiamo liberato il grande telo e li abbiamo avvolti.


Nel pomeriggio, ci siamo rimessi in macchina e siamo andati a prendere un gelato, per poi fare rientro alla base.
Ho visto Giusi e Francesca parlottare fra di loro… stavano preparando qualcosa… infatti, mi hanno chiesto delle candele, mentre Stefania era stata “esiliata” nella stanza da letto.
Siamo andati in bagno, abbiamo riempito la vasca da bagno, acceso le candele e adagiato per terra dei di rose.
Quando tutto era pronto, abbiamo accompagnato Stefania nel bagno: è rimasta allibita nel vedere tutta quella bellezza… nel frattempo, gli altri preparavano la camera da letto con fiori, candele, asciugamani e olio profumato per il massaggio. 


Dopo il bagno, ho accompagnato Stefania in camera da letto per farle il massaggio… la stanza era addobbata alla perfezione.
Dopo il massaggio, ci siamo ritrovati tutti per la cena e poi subito a letto.
È stato un sabato intenso, passato con persone stupende, lo ricorderò per sempre.
La notte del sabato, nel passare dal soggiorno, ho pensato che la notte dopo non avrei più visto quel bel campo rom, tutti belli sotto le coperte… eravate stupendi…
Un passo indietro… al mare, ci siamo messi a gridare i nostri nomi io e Stefania, senza paura, senza il pensiero della gente che ci guardava, con un menefreghismo sereno!

La domenica mattina, dopo la colazione, aspettavamo l’arrivo dei nostri tre figlioletti che, alle 10.30 puntuali, sono arrivati.
Mi hanno chiesto di raccontare quello che avevamo vissuto, ma in quel momento, tanta era l’emozione, che non ricordavo nulla. Poi, con l’aiuto degli altri, ho cominciato a raccontare, ci sono stati momenti in cui ho anche pianto. 
È stato bello vedere tutto questo con voi enzimi, con Angela T. e con i miei adorati figli Francesca e Alessandro.


Dopo pranzo, siamo rimasti a parlare un po’: qualcuno era stanco, così i primi a partire sono stati Francesca L., Serena e Rocchina. È stato un po’ triste per me vederli partire, avrei voluto che restassero ancora con me. Poi è toccato ai baresi Giusi, Fabio e Angela T., e anche allora per me ci sono stati momenti di tristezza, che sono passati pensando che ci saranno ancora giorni in cui ci potremo incontrare.


Ci sono voluti anni prima di poter usufruire di questo bel Progetto HOME.


Ringrazio Mariano, perché senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile. 
Grazie Mariano, ti voglio bene.
Cataldo

gennaio 06, 2018

Buona Ipofania!

gennaio 06, 2018 Posted by F. I. No comments
No, non vi strofinate gli occhi... non andate in cerca degli occhiali per poter vedere meglio... non andate neppure su Google a cercare questa strana parola... 

Errore di battitura? Lo escluderei...

La chiamerei "rivisitazione". Non trovate che sia più bello dare un senso nuovo a ciò che già c'è, piuttosto che subirlo senza nemmeno conoscerlo in profondità?

E allora, oggi, giorno dell'Epifania, noi vi auguriamo buona Ipofania con questa riflessione di Mariano Loiacono, datata 6 gennaio 2017 - ma molto attuale - dal titolo: “Dalla Epifania alla Ipofania”.

Buona lettura e buona Ipofania a tutti!


“Epi” significa “sopra”: nella visione embriogenetica, il concetto di qualcosa che è profondo, sta sempre fuori dal pianeta – non a caso, Dio è nei cieli –. 

Cosa propongo? Dalla Epifania, da sopra, alla Ipofania, dove “ipo” significa “sotto”.

L’Ipofania è una festa di tutti, è una festa che ognuno può celebrare. Cosa posso celebrare? Che durante l’anno precedente, ho sciolto aspetti simbolici, di convenzione, di obblighi-doveri, di convenzioni del mio territorio; ho sciolto i miei nodi a livello analogico e bio-organico, e ho ricontattato delle parti mie profonde.
Nelle parti profonde, come ipotesi a livello di unità didattiche, c’è il Quadrangolare e la Home Life, cioè le note che devo suonare, gli angoli che devo avere.

Noi, dopo che nasciamo, che abbiamo questo potenziale, tra famiglie e agenzie educative, ci menomano parecchio, e allora cos’è l’Ipofania? Che sono riuscito, nonostante mi abbiano allontanato molto, a riprendermi parti mie. E le modalità possono essere diverse, non c’è una sola modalità, come ci dice la religiosità, che indica una sola strada contro tutte le altre strade.

Io invece potrei raccontare, in questo anno, qual è la mia Ipofania, cioè quale parte di me ho ripreso, e posso raccontare qual è il percorso che ho dovuto fare, quello che mi è costato, le prove dell’eroe, perché ognuno di noi è un eroe, non è che si arriva così, perché sei figlio di…, no, te lo conquisti, così come gli eroi che affrontano le prove, le difficoltà, gli incontri, chi ci aiuta ad andare avanti...

Ipofania significa che sono arrivato al rapporto con me stesso, o al codice ontologico, cioè ciò che mi caratterizza, le cose mie specifiche, quello che solo io sono, pur essendo tutti figli dell’In.Di.Co., ma avendo ognuno delle caratteristiche particolari e specifiche, diverse da quelle di un altro.

Quindi, l’Ipofania è una festa per celebrare quale parte ho di nuovo ripreso, ho rivisitato dopo averla smarrita. 

Noi aderiamo al Progetto Nuova Specie per crescere nelle parti che ci sono state derubate o menomate.

Per cui, l’Ipofania è che io sono andato sotto, in immersione nelle cose mie più profonde, e quest’anno ho recuperato questa parte; racconto come è stato, ma oggi diventa anche un impegno.

Cosa mi impegno a fare da oggi in poi? Mi impegno a far vedere quella parte che mi sono ripreso, a farla apparire agli altri, ma non a chiacchiere. 
Quando arriviamo giù, si formano le onde ascensionali: la vita è ascensionale, le radici stanno sotto e poi sopra c’è la pianta. E quindi, il sopra non è chi è superiore, ma chi è andato in profondità ed è in grado di produrre un potere suo.

Quando arriviamo giù, siamo soli, non c’è qualcuno che ci può accompagnare, per cui quella parte che abbiamo recuperato, l’abbiamo recuperata noi. 
Se siamo arrivati “ipo”, sotto, adesso possiamo “fania”, apparire. 

La stella cometa sta ad indicare che è universale, che ce l’ha ognuno di noi, perché io lo sento che quella cosa me la sono ripresa, lo annuncio, lo faccio vedere prima di tutto nei rapporti forti, poi nei gruppi, dove io mostro quello che mi sono ripreso. 

Per cui è bello perché si riprende dopo l’Ipofania, non si chiude ma si inizia. 
E poi, questo “ipo” lo manifesto come senso della vita: in che cosa ha più senso la mia vita? Se ho recuperato una parte, vedo di più, e vedendo di più, ho bisogno di un senso della vita che non esclude quello di prima, ma aggiunge qualcosa, e quindi si colora il nuovo anno di qualcosa. E mentre riparto, gli altri lo vedono, e anche se non lo vedono, lo vedo io, non è importante che gli altri lo debbano vedere.

Mentre faccio questo, la colonna ascendente, mi porta a lavorare su parti che devono andare sotto, per essere di nuovo raccolte, cioè inizia un ciclo discendente, oltre che ascendente, in modo che, il prossimo 6 gennaio, io festeggio l’altra parte.

Le parti da prendere, da far crescere sono infinite.

Penso che dalla Epifania alla Ipofania siamo noi i protagonisti, ci monitoriamo nel percorso che facciamo e nascono cose nuove, ed ogni anno, ognuno di noi, fa la sua Ipofania!


gennaio 05, 2018

BILANCIO TRANSU.M.A.S. TAPPA ABRUZZESE 5 NOVEMBRE 2017

                                               

La giornata/bilancio del Transum.a.s. si è svolta dopo una bella gita ed escursione tra le campagne ascolane ed il centro della bella ed antica Ascoli Piceno, pertanto il clima che si respirava nella sede dell'anfass a Martinsicuro, dove si è tenuto il bilancio, era serena e per niente pesante.
Il bilancio è stato condotto egregiamente da Marco M. che ha avuto una bella sorpresa quando, come inviata speciale per il gruppo dei griglionauti, è arrivata Lucia, sua madre.                                                   


Dopo un breve intervento di Lucia che, tra l'altro, legge una poesia di Alessandro P., comincia a parlare Paola, stimolata da questa lettura; racconta di come, dopo un lungo periodo positivo, siano stati difficili gli ultimi giorni a casa con Alessandro, di come avesse capito che lui aveva bisogno di leggerezza e di un quotidiano “normale” e di come l’arrivo di Luigi (nonostante il parere contrario di Robertino) lo abbia fatto tornare indietro.                                                           

Come mezzo per facilitare il bilancio è stato scelto il bilangiano con le tre sedie che rappresentano: passato, presente, futuro/prospettive. Si  sceglie di far cominciare a parlare prima di tutti gli embrioni, poi chi ha ospitato ed infine gli accompagnatori transumen e transwomen.
Apre le danze Pina S., che manifesta immediatamente le paure di tornare indietro e di perdere le sicurezze acquisite in questo periodo, ma quando si sposta sulla sedia del presente viene fuori che questa paura è generata solo da quella  più grande di tornare a casa nella sua Trinacria, dove l’aspetta il quotidiano con al centro sua figlia: infatti, dopo averla fatta sedere sulla sedia delle prospettive, le  viene indicato di non mettere più sua figlia al centro, di non tutelarla più, ma di fare in modo che la ragazza cominci ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.                    

Poi ha parlato Ornella, il cui bilancio è stato molto positivo, e per me è stato emozionante vederla così: ha tenuto a distanza i fantasmi sulla sedia del passato, ha riconosciuto le conquiste del presente ed ha accettato di continuare il transum.a.s. come prospettiva. Questo ha spinto anche sua madre Silvana a riconoscere i passaggi sia della figlia, che i propri, e ad andare avanti con uno spirito molto positivo.  
                                               

E’ arrivato anche il turno della fortezza Luigi C., che ha fatto il bilancio accompagnato dalla transwoman Gabriella L.
Luigi, come spesso succede, dà poche soddisfazioni, anche se si notava che seguiva tutto con interesse. Anche lui accetta di proseguire il transum.a.s., Gabriella invece si commuove notando i passaggi enormi che ha fatto Alessandro pensando a suo figlio, che non ne vuole sapere, ma decide di continuare ad andare avanti lei, anche da sola. Non potevano mancare alcune critiche costruttive da parte sua...                         
                                                         
    
Viene anche il turno  di Nicola E., che parte non volendo parlare, ma poi si riesce a farlo esprimere attraverso un giochino simpatico di Marco M. che interpreta le sue parole attraverso i “contrari” e, alla fine, anche lui accetta di proseguire. Il suo accompagnatore è Marco Z. che, devo dire, ha fatto molti passaggi in positivo, tant'è che anche lui accetta di continuare almeno fino alla settimana in Romagna.

                                                 
Arriva il momento della famiglia Anastasio: Flavio è bisbetico e non ne vuole sapere di parlare, allora prende la parola Elena che sottolinea tutti gli aspetti positivi del passaggio del transum.a.s. in Abruzzo; anche Andrea prende la parola, non facendosi bloccare da Flavio, ed infine legge una poesia che aveva scritto durante il laboratorio di poesia svoltosi qualche giorno prima.                 
                            

A proposito di questo, volevo dire che tutti gli embrioni hanno letto la propria poesia, ognuna toccante in modo diverso, e questo è stato possibile grazie a Giampiero, che ha coordinato questo laboratorio.
Le altre famiglie che sono intervenute ed hanno riconosciuto lo spirito vitale portato dal transum.a.s. nelle proprie case e di come sarebbero felici di riospitare.                                                                   
                                                   
                                           
Nel complesso, è stata una giornata costruttiva.
                                            

 Luca R.